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Milano, quando la facciata è cieca

By 21 Ottobre, 2019 2 Maggio, 2020 No Comments

Uno degli effetti della stratificazione storica, stilistica e normativa di un tessuto urbano complesso è la presenza di facciate cieche, superfici monocolori che fanno mostra di sé in tutta la loro problematicità estetica e, spesso, nell’incuria producendo gradualmente una sorta di decadimento architettonico. A volte sono cielo-terra, altre occupano l’altezza che si staglia sopra il tetto adiacente di una costruzione più bassa. A Milano sono piuttosto numerose quelle visibili da pubblica via, tanto che se ne è occupato anche il Piano Territoriale Regionale lombardo, e a cascata numerosi piani comunali, nell’intento di indurre a ripensarle.

Ma che cosa farne di queste facciate? Da decenni, in realtà, l’advertising si è accorto della loro esistenza e ne ha tappezzate molte, prima di cartellonistica tradizionale poi in pvc retroilluminato e, ultimamente, in una fibra nanotecnologica di nuova generazione che riesce ad assorbire ed eliminare le particelle inquinanti dell’aria.

Nel frattempo, però, è maturato anche un interesse più squisitamente architettonico. Certo, un’apertura di affacci o punti luce coerenti con il resto dell’edificio – laddove i regolamenti edilizi lo permettano ­– già smorza l’infelicità di un prospetto interrotto da un lato cieco. Tuttavia, al di là del recupero funzionale, queste muraglie informi costituiscono un banco di prova davvero attraente, praticamente delle tabulae rasae che la capacità compositiva moderna può trasformare da punto debole a elemento di forte connotazione, se non addirittura punto focale di uno scorcio di città.

La luce in primo luogo: laddove gli edifici di nuova costruzione sfruttano il consolidato sistema costruttivo del curtain wall, permeabile e magari riflettente, per le facciate da ripristinare si può ricorrere all’effetto dinamico dei maxischermi a tecnologia led (i ledwall outdoor), impermeabili ma cangianti. Cangianti anche nel senso che non sono statici e possono invece creare palinsesti di comunicazione, sia pubblicitaria sia informativa. Ben definiti e visibili anche alla luce del giorno, sono di aiuto all’illuminazione stradale in notturna. Fondamentale è la natura metropolitana del contesto e un corretto rapporto tra dimensione/risoluzione del ledwall e distanza di osservazione.

Ormai Milano da tempo si sta avvicendando sulle orme delle grandi metropoli internazionali e la visibilità in tutte le angolazioni diventa punto di riferimento non solo per la city, che possiamo a diritto chiamare “open “, ma per tutto il tessuto urbano.

Ciò implica una notevole presa in considerazione da parte delle istituzioni preposte ad analizzare e intervenire in loco, per non assistere ad una naturale conseguenzialità  di “ tappabuchi “ improvvisati, laddove la mano illuminata dell’ amministrazione pubblica taccia. 

La tecnologia supporta anche una soluzione di tutt’altro segno, spinta dalle esigenze della sostenibilità ecologica: il verde verticale tappezzante, che garantisce un indubbio impatto di piacevole naturalezza. Oltre al tradizionale rampicante che si aggrappa direttamente alla facciata o è guidato da supporti adeguati, con il perfezionamento dei sistemi living wall degli ultimi anni si arriva a migliorare la termoregolazione dell’edificio – come se venisse dotato di una seconda pelle – e ad abbattere l’inquinamento acustico. Le piante radicano e crescono grazie alle tecniche di idrocultura su sottili pannelli sostenuti da una struttura modulare, distanziata dalla parete per garantire la ventilazione. Gli impianti di irrigazione e fertilizzazione sono autonomi e i costi di manutenzione sono contenuti se il progetto e la realizzazione sono eseguiti a regola d’arte.

L’impressione di vita può darla anche un espediente pittorico molto apprezzato in secoli passati, il trompe-l’œil. Quando questa tecnica si spinge fino all’iperrealismo pare che le facciate prendano vita, con lo sguardo che si lascia ingannare dalla riproduzione di finestre, balconi, persone che si affacciano, piante, scale, panorami all’orizzonte. Opere che devono tener conto più di altre della realtà locale ma che arricchiscono, se ben inserite, il panorama artistico urbano. Lo stesso vale in generale per i murales a tutta altezza che, per raggiungere un effetto, richiedono un pensiero, una selezione e una realizzazione d’eccellenza.

Le possibili soluzioni non finiscono certo qui ma, qualsiasi sia la scelta, la progettazione architettonica può e deve occuparsi di questa specifica riconnessione del ritmo spezzato della qualità dell’edificato urbano e di questa ricomposizione per nulla secondaria dello spazio pubblico, perché l’improvvisazione o l’interesse privato generano spesso dei mostri peggiori del mutismo di una facciata scarna.


Alfredo Lotti

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