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Ambiente, resilienza, rigenerazione: necessità e virtù

By 15 Luglio, 2019 2 Maggio, 2020 No Comments

Gli assetti urbani mutano al variare dei modelli di comportamento sociale, che incidono anche sui valori del suolo e degli immobili. A regolare la trasformazione, oggi particolarmente rapida, sono i piani regolatori e di governo del territorio, che da una parte garantiscono i diritti e dall’altra gli obblighi della proprietà pubblica e privata.

Il Comune di Milano, con delibera del 5 marzo 2019 e avviso di adozione il 15 maggio, ha varato il nuovo PGT con orizzonte al 2030, comprendente il nuovo Documento di Piano, la variante del Piano dei Servizi, comprensivo del Piano per le Attrezzature Religiose, e la variante del Piano delle Regole. Molteplici le modifiche apportate alle strategie e ai parametri urbanistici rispetto al passato quinquennio, con un ambizioso obiettivo: crescita sostenibile per migliorare la qualità di vita dei cittadini milanesi.[1]

Innanzitutto è finalità primaria di questo PGT la diminuzione del consumo di suolo, con un 4% in più rispetto agli indici precedenti, con un passaggio dal 74% al 70%.[2] Per attuare un simile contenimento non sono state generate nuove volumetrie e, contestualmente, è stato ridimensionato il carico insediativo con tutela di circa 1,7 milioni di mq e vincolati all’uso agricolo circa 3 milioni di mq. Nella pratica, il rafforzamento delle reti ambientali dovrebbe incernierarsi sulla valorizzazione e lo sviluppo delle infrastrutture cosiddette “verdi” e “blu”. Per interventi “verdi” si intendono la riconquista di suolo già sfruttato con riconnessione tra spazi pubblici e privati (ambiti di rigenerazione ambientale), l’ampliamento del Parco Agricolo Sud e la realizzazione di un grande Parco metropolitano attraverso il collegamento tra Parco Nord e Parco Sud, oltre alla creazione di 20 nuovi parchi cittadini che hanno già un nome e riguardano anche la riqualificazione degli scali ferroviari: Farini, Santa Giulia, Mind, Bisceglie, Cascina Merlata, Bovisa-Goccia, San Cristoforo, Piazza d’Armi, Romana, Mameli, San Siro-Trotto, Rubattino, Basmetto, Lambrate, Porta Genova, Greco, Porto di Mare, Porta Vittoria, Bruzzano, Rogoredo. Per interventi “blu”, invece, si intendono invece quelli sugli spazi intorno ai corsi d’acqua – comprese le aree del Lambro e della Martesana di interesse sovralocale – e la parziale riapertura dei Navigli cittadini, un tema, quest’ultimo, da anni dibattuto sia in sede politica sia tecnica e accademica.

Sulla stessa linea registriamo la riparametrazione degli indici di edificabilità, argomento piuttosto sensibile per gli interessi in campo. Il PGT, che definisce gli ambiti del Tessuto Urbano Consolidato (TUC) – articolati nei Nuclei di Antica Formazione (NAF) e nel Tessuto urbano di Recente Formazione (TRF)–, per le aree comprese nel TUC e per le aree di “pertinenza indiretta” individuate dal Piano dei Servizi in riferimento ai diritti edificatori per perequazione prevede un indice di edificabilità territoriale unico pari a 0,35 mq/mq. E, inoltre, l’indice di edificabilità territoriale massimo passa da 1 mq/mq a 0,70 mq/mq tranne che per alcuni casi, come gli ambiti caratterizzati da alta accessibilità alle reti di trasporto, i progetti di edilizia residenziale sociale, le “Piazze” e i “Nodi di Interscambio”, nei quali il massimo previsto risale a 1 mq/mq. 
D’altra parte lo stesso Piano indica una previsione di crescita di popolazione di circa 80.000 unità al 2030, senza contare i numeri di chi ha un fabbisogno pregresso di alloggio, dei domiciliati transitori e così via, cui si aggiunge, ovviamente, l’insediamento economico-produttivo e i servizi. I progetti di sviluppo più rilevanti sono inseriti in una prospettiva generale e sfaccettata di rigenerazione di spazi urbani, nella quale si innesta anche la verifica degli edifici abbandonati. Si punterà l’occhio, cioè, sia sugli immobili degradati sia su quelli sfitti o dismessi, anche pubblici (3000 alloggi di edilizia residenziale pubblica da recuperare in collaborazione pubblico/privato).

L’abbandono, che significa degrado della città e pesa sulla sicurezza e sulla salubrità pubblica,[3] verrà contrastato con una serie di severe prescrizioni che penalizzeranno i proprietari inerti. Questi, se non provvederanno a presentare un progetto di risanamento dei propri immobili entro 18 mesi dalla data di approvazione del PGT – peraltro con la possibilità di sfruttare meccanismi semplificati –, ne subiranno l’abbattimento coatto, in ultima istanza con il riconoscimento della potenzialità edificatoria ai minimi previsti dalle norme.[4] Nel caso, invece, in cui il privato piuttosto che recuperare preferisca abbattere di sua spontanea volontà entro i tempi previsti, manterrà tutta la Slp esistente.

Alla nuova visione, da integrare con il neonato strumento del Piano Territoriale Metropolitano,[5] dovranno rispondere professionisti e progettisti, chiamati mai come oggi a interpretare le norme con l’ideazione di modelli urbani dinamici, interdisciplinari e di ampio respiro.

Alfredo Lotti


[1] Per una panoramica sintetica sulla resilienza si vedaResilienza per le città adattive: sperimentazioni per l’adattamento in ambito urbano, Workshop nazionale, Milano 20 giugno 2018, consultabile in https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:K7nkCnt7nMYJ:https://masteradapt.eu/wordpress/wp-content/uploads/2018/06/Giuliani_MI_20180620.pdf+&cd=5&hl=it&ct=clnk&gl=it

[2] Sul consumo di suolo cfr. PGT, Documento di piano, Milano 2030. Relazione generale, p. 17.

[3] Tale assunto, ampiamente ripreso dal nuovo PGT, è già in L.R. n. 12/2005.

[4] PGT, Documento di piano, Milano 2030. Relazione generale, p. 21.

[5] Le linee guida per la redazione del PTM sono consultabili in http://www.cittametropolitana.mi.it/pianificazione_territoriale/PTM/Linee_guida/

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