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Il PTM, un’opportunità da cogliere per Milano

By 9 Ottobre, 2019 2 Maggio, 2020 No Comments

Un percorso lento e a singhiozzo quello della costituzione dell’ente “Città metropolitana”, avviato ormai una trentina d’anni [1] fa ed entrato in Costituzione nel 2001.[2] Tra tutte le modifiche e integrazioni legislative intervenute in merito, fondamentale è la cosiddetta “riforma Delrio” [3] del 2014, in virtù della quale l’Ente ha acquisito contorni più netti e funzioni generali definite: cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano; promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione della città metropolitana; cura delle relazioni istituzionali di competenza, comprese quelle con le altre città o aree metropolitane europee.

Attualmente sono quattordici le città metropolitane costituite in Italia,[4] tra le quali Milano è la più ampia, popolosa ed economicamente rilevante, già battezzata a tale chiamata alla fine degli anni Cinquanta con la formazione del Piano Intercomunale Milanese (PIM).[5] Nell’ultimo lustro l’iter della transizione di Milano dal precedente stato di provincia a Città metropolitana si è progressivamente concretizzato attraverso innumerevoli accordi e intese con la Regione Lombardia, le altre province lombarde, i 134 comuni che la compongono (ora raggruppati in 7 zone omogenee) e l’Anci, oltre a diversi istituti e agenzie di riferimento in materia di mobilità, ambiente, lavoro.

Uno degli indici del punto avanzato cui si è giunti è l’approvazione, nel settembre 2018, del documento di Linee guida per la redazione del Piano Territoriale Metropolitano [6] (PTM), elaborato dal Settore pianificazione territoriale e programmazione delle infrastrutture della Città metropolitana di Milano, al quale è stato affidata anche la redazione definitiva del Piano stesso, che è funzione fondamentale dell’Ente.[7] Una redazione complessa, dal momento che il PTM dovrà sostituire, integrandolo e aggiornandolo, il PTCP (Piano Territoriale di Coordinazione Provinciale) efficace dal marzo 2014 e tuttora vigente, in armonia con le prescrizioni legislative intervenute oltreché con il Piano Territoriale Regionale, lo Statuto della Città metropolitana [8] e il Piano strategico 2016-2018,[9] e tenendo conto del nuovo PGT di Milano e dei documenti di governo del territorio degli altri Comuni interessati, sui quali per altro verso prevarrà in fatto di indirizzo, coordinamento, programmazione e prescrizione. Da aggiungere che, nel caso specifico di Milano, gli attuali confini della Città metropolitana sono addirittura angusti, essendo già in atto relazioni e saldature che coinvolgono fattivamente aree di province confinanti.

Le tematiche da affrontare sono numerose e di vasto raggio, dal momento che stiamo parlando di rigenerazione urbana e territoriale e consumo di suolo, promozione dello sviluppo economico e sociale, riqualificazione delle aree degradate o dismesse, insediamenti sovracomunali e grandi funzioni, complementarietà dei trasporti, tutela dell’ambiente e parchi a scala metropolitana, adattamento ai cambiamenti climatici e resilienza. È evidente che, al fine di promuovere una reale integrazione dei territori coinvolti, pur nel rispetto delle rispettive specificità, e porre le basi per la costituzione di un’area di reale forza e attrattività nazionale e internazionale sarà fondamentale che le programmazioni siano unitarie e sostenibili, nel superamento della logica di una sommatoria di interventi puntuali resa obsoleta da una dinamica sempre più veloce di urbanizzazione e dai mutati rapporti di conurbazione.

La prospettiva, per quanto sorta in un periodo di crisi economica, ha in sé il respiro del futuro. Eppure la discussione e la partecipazione pubblica sul tema pare non decollare con la necessaria energia, perlomeno non quanto abbiamo assistito per il recente PGT milanese. Ma sarà molto vasta la platea di categorie professionali e imprenditoriali che, probabilmente a breve, verrà investita dagli indirizzi del PTM e che dovrà trovarsi pronta a coglierne novità e opportunità.

Stefano Perani


[1] Legge 8 giugno 1990, n. 142 (Ordinamento delle autonomie locali), abrogata dal Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali).

[2] Art. 114 come da Legge costituzionale 3/2001.

[3] Legge 7 aprile 2014, n. 56 (Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni dei comuni).

[4] Per l’analisi puntuale degli ambiti delle Città metropolitane si veda http://www.affariregionali.it/comunicazione/dossier-e-normativa/i-dossier-delle-città-metropolitane/

[5] In origine erano i 35 i Comuni interessati dal decreto promosso nel 1959 dal ministro Togni, saliti in seguito a 90 e rappresentati da un’Assemblea dei sindaci, che ha prodotto fino agli anni Ottanta diverse proposte di piani territoriali generali. La struttura del PIM è ancor oggi operante, con funzioni di servizio alle amministrazioni.

[6] Delibera del Consiglio Metropolitano n. 41 del 12 settembre 2018, consultabile in http://www.cittametropolitana.mi.it/pianificazione_territoriale/PTM/Linee_guida/

[7] Art. 1, comma 44 legge 56/2014.

[8] Consultabile in http://www.cittametropolitana.mi.it/portale/conosci_la_citta_metropolitana/Statuto_regolamenti/statuto_citta_metropolitana_milano.html

[9] L’attuale Piano strategico, che ha durata triennale ed è stato approvato con la Delibera del Consiglio Metropolitano n. 27 del 12 maggio 2016, è consultabile in http://www.cittametropolitana.mi.it/PSM/piano_strategico_metropolitano/index.html. Ad esso, che tratta ampiamente dei temi afferenti il PTM, è stato affiancato successivamente lo strumento dell’Agenda strategica, più flessibile per tempi, confini (accordi con soggetti esterni alla Città metropolitana), contenuti e politiche (progetti con attori privati).


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